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sabato 24 febbraio 2007

Ran

(Giappone/Francia 1985, col.161’)
di Akira Kurosawa. Con Tatsuya Nakadai, Akira terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryu, Mieko Harada, Peter Hisashi Igawa.
Il principe Hidetora, feudatario nel Giappone del cinquecento, ormai giunto in tarda età, decide di dividere le sue vaste terre fra i tra figli Taro, Jiro e Saburo. Ma ciò non farà altro che scatenare una spietata faida familiare che non risparmierà niente e nessuno. Kurosawa ha per la prima volta a disposizione un budget da grande film (grazie alla produzione internazionale) e con il suo indubbio talento visivo confeziona un’opera che è una gioia per gli occhi e per il cervello, intelligente e raffinata trasposizione orientale del “Re Lear” shakespeariano. Un film coloratissimo con scene di battaglia colossali, ultimo capolavoro di uno dei più grandi maestri della storia del cinema. La sceneggiatura è stata scritta dal regista insieme a Hideo Oguni e Msasato Hara. Ha vinto l’Oscar per i migliori costumi, mentre regia, fotografia e scenografia si sono dovute accontentare di una nomination. Molti altri i riconoscimenti avuti fra i quali due Bafta e un David. Il tiolo in giapponese significa caos.
Voto 9,75.

domenica 7 gennaio 2007

I fratelli grimm e l'incantevole strega

(The Brothers Grimm, Usa/Repubblica Ceca 2005, col. 118’)
di Terry Gilliam.
Con Matt Damon, Heath Ledger, Lena Headey, Peter Stormare, Jonathan Pryce, Monica Bellocci, Tomas Hanak.
Germania 1812: in piena invasione napoleonica i due fratelli Grimm vivono insieme con un paio di complici imbrogliando i creduloni e sconfiggendo false streghe, mostri e fantasmi assortiti. Quando però vengono requisiti dal generale francese Delatombe per risolvere la misteriosa scomparsa nella foresta di alcune bambine si imbattono in veri malefici ed in una malvagia strega assetata di sangue giovane. Dopo l’aborto del suo precedente progetto “Don Chiosciotte” (a tal proposito consiglio vivamente il bel documentario “Lost in La Mancha”) Gilliam si trova ancora una volta in grosse ambasce produttive (emblematico ad esempio il cambio a metà riprese del direttore della fotografia) e nonostante alcune sequenze testimonino il suo indiscutibile genio figurativa il film appare molto slegato, a tratti privo di coerenza narrativa (la sceneggiatura a firma Ethan Kruger è stata in realtà rimaneggiata un numero indefinito di volte) il risultato è nulla più di una grossa occasione sprecata. La pellicola, gia in concorso a Venezia 2005, era già pronta nel 2003 ed è stata distribuita con un paio di anni di ritardo rivelandosi un grosso flop al botteghino, innumerevoli le citazioni pittoriche e naturalmente delle favole dei Grimm (Cenerentola, Hansel e Gretel, Pollicino e Biancaneve).
Voto 5,25.

lunedì 11 dicembre 2006

Mosquito Coast


(The Mosquito Coast, USA 1986, col. 119’)
di Peter Weir.
Con Harrison Ford, Helen Mirren, River Phoenix, Martha Plimpton, André Gregory, Dick O’Neill.
trama
Allie Fox è un geniale inventore americano di provincia, idealista, ma modo suo, e stanco del cosiddetto mondo civile decide di trasferirsi con moglie e Quattro figli in un remoto angolo del centramerica, costruisce un villaggio nella giungla lungo a un fiume a cui da nome Geronimo, all’inizio la sua iniziativa è un successo, costruisce ingegnosi marchingegni per facilitare la vita degli abitanti ed un enorme macchina che produce ghiaccio. Ma la gelosia del vicino prete missionario, l’incontro non proprio amichevole con gli indios dell’entroterra e soprattutto l’arrivo di tre banditi mettono in discussione tutto il suo progetto e minano definitivamente la sua stabilità psicologica che vira lentamente e inesorabilmente verso la pazzia.
critica
Il Mereghetti l’ha giustamente paragonato a “Fitzacarraldo”, il protagonista infatti è anche qui un sognatore, un uomo che vuole creare un mondo nuovo fuori dalle barbarie della civilizzazione ma che in realtà si trasforma lui stesso in nuovo barbaro e colonizzatore senza accorgersene, la natura saprà rimettere le cose al loro posto. Per la prima volta in un film i missionari religiosi vengono dipinti per quello che sono, sfruttatori di anime innocenti. Weir adatta un romanzo Paul Theroux sceneggiato dal bravissimo Paul Schrader, e lo fa senza utilizzare nessun mezzo spettacolare ed enfatico e questo portò al fallimento commerciale del film, anche il ruolo ambiguo di Ford contribuì all’insuccesso nonostante il popolare attore americano sia qui bravissimo. Comunque Weir si conferma fra i migliori e più sottovalutati registi della sua generazione. Voto 7,25.