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sabato 17 febbraio 2007

Quando l'amore brucia l'anima

(Walk the Line, Usa 2005, col. 136’)
di James Mangold.
Con Reese Witherspoon, Joaquin Phoenix, Ginnifer Goodwin, Robert Patrick, Dallas Roberts, Luther Patrick.
La vita del famoso cantante country Johnny Nash, ispirata a sue due autobiografie, di cui una ha lo stesso titolo del film, che significa: rigare dritto. Dall’infanzia vissuta nella campagna del Sud degli Stati Uniti e segnata dalla morte del fratello maggioe Jack a cui era molto legato, l’esperienza nell’aviazione in Germania, il fallimentare matrimonio con Vivian da cui però avrà due figlie, e l’arrivo del successo con tutti gli eccessi che porta. In fine la presenza determinante di June Carter nella sua vita. Mangold confeziona un biopic abbastanza classico, da il giusto spazio alla musica, non si lascia andare a facili sentimentalismi e riesce a caratterizzare bene i suoi personaggi, in questo è sicuramente aiutato dalle ottime interpretazione dei due protagonisti, non ha caso la Witherspoon si è guadagnata l’Oscar e Phoenix la nomination ed entrambi hanno vinto i Gloden Globes. Entrambi cantano dal vivo con le loro voci. In ogni caso la storia in se non è esattamente imprevedibile o avvicente, anzi tutto sommato abbastanza prevedibile. Il film è stato nominato all’Oscar anche per i costumi, il sonoro e il montaggio ed ha ricevuto un’infinità di altri premi minori. Voto 6,75.

giovedì 15 febbraio 2007

Il colore del melograno

(Sayat Novar, Unione Sovietica 1968, Col. 79')
di Sergej Parajanov.
Con Sofiko Chiaureli, Melkon Aleksanyan, Vilen Galstyan.
Biografia non convenzionale del poeta settecentesco armeno Sayat Nova, dall'infanzia al suo ingresso in convento. Il regista armeno, qui alla sua opera seconda, costruisce un film fatto di quadri in movimento e pochissimi dialoghi interroti da cartelli (tipo cinema muto) nei quali appaiono poesie, titoli, frasi più o meno aderenti a quello che si vede sullo schermo, la camera e sempre fissa, le inquadrature si susseguono senza una logicità, in maniera quasi astratta, i simbolismi sono praticamente incomprensibili per lo spettatore occidentale, ma quello che conta in questo film è la sconvolgente forza visiva e sonora delle immagini, un film ermetico e difficile ma anche potente, innovativo e soprattutto unico. Poesia cinematografica allo stato puro. Non è un caso che Parajanov sia stato anche un pittore. Il film fu perseguitato dal regime sovietico, che non ne capiva il significato e quindi lo guardava con molto sospetto, tanto che la pellicola ci è arrivata manipolata e non nella versione voluta dal regista, ma nonostante ciò il fascino rimane inalterato. Un cinema non per tutti i gusti comunque, lontanissimo dal cinema tradizionale. Voto 9,00.

martedì 13 febbraio 2007

Prova a incastrarmi

(Find Me Guilty, Usa 2006, col. 125')
di Sidney Lumet.
Con Vin Diesel, Annabella Sciorra, Alex Rocco, Frank Pietrangolare, Paul Borghese, Vinny Vella.
La vera storia del processo a Giacomo (detto Jack) DiNorscio ed a altri boss affiliati al clan mafioso dei Lucchese, considerato il procedimento penale più lungo della storia degli Stati Uniti (in Italia siamo fuori concorso al riguardo). Il film è tutto visto dalla parte del singolare Jack, dal tentato omicidio perpetrato dal di lui tossico cugino, alla condanna a trenta anni di galera, fino alla decisione di difendersi da solo nell'aula del maxi processo. Lumet è il più grande specialista di film giudiziari, sono suoi infatti "La parola ai giurati" ed "Il verdetto" (solo per citare i migliori) ed ancora una volta riesce a tenere alta l'attenzione su un genere ormai sfruttato fino all'osso. Naturalmente è aiutato dalla veridicità della storia raccontata e soprattutto dalla sorprendente prova di un irriconoscibile Vin Diesel che smette i panni dei suoi soliti personaggi testosteronici per vestire quelli di questo istrionico mafioso italo-americano. In epoca di politically correct è notevole il fatto che lo spettatore venga portato a tifare per il criminale anziché per la giustizia. Bravissima la Sciorra nel ruolo della ex moglie, appare per una solo sequenza ma è superba. Il film era in concorso a Berlino 2006. Voto 6,75.

martedì 6 febbraio 2007

The New World

(Usa 2005, col. 150')
di Terrence Malick.
Con Colin Farrell, Christian Bale, Q'Orianka Kilcher, Christopher Plummer, David Thewlis, August Schellenberg, Wes Studi, Naoh Taylor, Ben Chaplin.
Una nave inglese sbarca nel nuovo mondo (la Virginia di oggi) con l'intento di impiantarvi una colonia stabile. Il capitano Smith appena graziato dall'accusa di ammutinamento è spedito in missione per contattare gli abitanti del luogo. I primi contatti con gli ingenui e pacifici indigeni sono all'insegna del sospetto ma anche di una certa cordialità, e Smith si innamora della figlia prediletta del capo tribù (che di figli ne ha per la verità qualche dozzina). L'incontro fra culture così diverse non è facile e ben presto la violenza esploderà sconvolgendo anche le vite ed i sentimenti dei due innamorati. Malick porta finalmente a termine un progetto a lungo covato, l'immersione totale nella natura selvaggia di quel mondo primitivo e puro ci ricorda i suoi pochi ma bellissimi film precedenti, peccato che un protagonista totalmente inadeguato come Colin Farrell, con quella perenne espressione imbronciata, ed una troppo insistita e didascalica voce off compromettano irrimediabilmente l'opera. Rimangono squarci di grande cinema ed il rimpianto per un capolavoro mancato. Nomination all'Oscar per la bella fotografia di Emmanuel Lubezki, alcune nomination e premi minori anche per la giovanissima e quasi debuttante Q'Orianka Kilcher, tedesca che veste benissimo i panni di Pocahontas. Voto 5,75.

lunedì 5 febbraio 2007

MIss Potter

(Regno Unito/Usa 2006, col. 92’)
di Chris Noonan.
Con Renée Zellweger, Ewan McGregor, Emily Watson, Barbara Flynn, Bill Paterson. Il film è la biografia della famosa scrittice inglese per l’infanzia Beatrix Potter, figlia di un’aristocratica famiglia londinese, amante della natura, e degli animali in particolare, che inizia a ritrarre fin da bambina durante le estati passa nel Nord del paese nel distretto dei laghi dove la famiglia aveva la residenza di campagna. Le difficoltà per pubblicare il suo primo romanzo, la tardiva scoperta dell’amore e la passione straordinaria, quasi maniacale per i personaggi dei suoi racconti. Diretto dal regista australiano di “Babe, maialino coraggioso” un biopic tremendamente ordinario, pochissimi gli spunti degni di nota, i simpatici disegni che prendono vita solo alla vista della protagonista, ed il personaggio della madre odioso ed acido. Per il resto tanti buoni sentimenti, bei paesaggi di campagna inglesi, inappuntabili costumi e scenografie come nella tradizione del cinema britannico in costume. La Zellweger è chiaramente fuori parte, per tutto il film non fa altro che fare insopportabili smorfie e ci viene difficile capire come qualcuno possa essersi innamorato del suo personaggio, incredibile la sua nomination per questo ruolo ai Golden Globes. Voto 5,00.

sabato 20 gennaio 2007

Lady Henderson presenta

(Mrs.Henderson presents, Regno Unito 2005, col. 103’).
Di Stephen Frears.
Con Judi Dench, Bob Hoskins, Christopher Guest, Kelly Reilly, Will Young, Thelma Barlow.
Londra, seconda metà degli anni ’30, la signora Henderson appena rimasta vedova (con ricca eredità) decide di comprarsi il Windmill Theatre, frivola e totalmente all’oscuro di come funziona quel mondo assume l’austero signor Van Damm come direttore artistico. Inizialmente la rivista musicale che viene portata in scena ha successo anche grazie all’idea di Van Damm di proporre (primi in Inghilterra) un orario continuato di spettacoli, mai poi quando anche gli altri teatri seguono questa impostazione il Windmill va in crisi. A quel punto mrs. Henderson ha la stravagante idea di mostrare alcune ragazze completamente nude in scena, sfrutta il suo ascendente sul capo della censura ed ottiene uno strepitoso successo. Intanto il suo rapporto con il burbero direttore vive alti e bassi continui. Frears gira un film ottimamente ambientato nell’Inghilterra di oltre mezzo secolo fa, il tono è chiaramente quello della commedia, la storia è realmente accaduta, i due interpreti principali (la Dench e Bob Hoskins) sono assolutamente all’altezza. Ma il film purtroppo rimane un pochino superficiale, non è molto divertente e non ci racconta nulla di veramente interessante se non l’esplorazione di un curioso fatto di cronaca. L’abilità registica di Frears non è in discussione, ma non basta per rendere il film davvero significativo. Due nomination all’Oscar: Judi Dench come miglior attrice protagonista e per i costumi. Voto 6,00.

giovedì 18 gennaio 2007

La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

(Der Untergang, Germania 2003, col. 150') di Oliver Hirschbiegel. Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Kohler.
Gli ultimi giorni della vita di Adolf Hitler, rinchiuso nel bunker di Berlino insieme all'amata Eva (che sposerà poco prima della tragica fine) e al suo entourage di fedelissimi fra cui la sua giovanissima stenografa, coprotagonista ed "innocente" testimone della tragica fine del terzo reich. Il film alterna la vita nel bunker sotterraneo con quello che accade fuori, l'ultima resistenza affidata ai ragazzini della gioventù hitleriana e le tragiche condizioni dei civili e dei feriti. Contestatissimo anche in patria (Wim Wenders si è espresso duramente su un Hitler figura quasi compassionevole) il film di Hirschbiegel ha il difetto di dipingere gli sconfitti del regime nazista con troppa umanità, il film si segue bene, ma la sceneggiatura spesso tentenna senza prendere una strada precisa fra storie esterne di personaggi minori ed i rapporti interprersonali nel bunker, i problemi di questa pellicola risiedono anche nei personaggi di contorno tutti troppo "buoni" come a voler sottolineare, enfatizzare (in modo esagerato) la non responsabilità del popolo tedesco verso le immani colpe del nazismo. Le parti girate in interni poi sono quasi da fiction televisiva, regia molto, troppo piatta e solo gli esterni compensano parzialmente questa mancanza. Scena finale da "La vita è bella" che lancia una speranza sul futuro della nuova Germania, e che ci dice che in fondo i giovani erano incolpevoli. Bella la breve intervista finale con la vera segretaria di Hitler. Ganz bravo anche se forse un po' eccessivo. Scontati tutti i difetti rimane comunque un film interessante, specie per il tema trattato, ed il fatto che abbia fatto molto discutere lo dimostra. Voto 6,00.

giovedì 4 gennaio 2007

Lords of Dogtown

(USA 2005, col. 107’)
di Catherine Hardwicke.
Con Emile Hirsch, John Robinson, Victor Rasuk, Rebecca De Mornay, Heath Ledger, Michael Angarano, Johnny Knoxville, Bai Ling, Tony Hawk.
1975: nel quartiere degradato di Dogtown sulla costa meridinale di Los Angeles, un gruppo di amici surfisti si converte (per mancanza di onde) allo skateboard ed approfittando della siccità, che ha fatto svuotare tutte le piscine della città degli angeli, per cambiare per sempre lo stile di questo sport. I protagonisti inizialmente riuniti dal locale fabbricatore di tavole nello Zephir Team prenderanno poi, raggiunto il successo, strade molto diverse. Su sceneggiatura di Stacy Peralta (uno dei protagonisti della storia) un film che tenta, senza troppo riuscirci, di ricostruire un’epoca e dei personaggi realmente esistiti entrati nella leggenda di chi ama questo sport. Nonostante dopotutto i fatti raccontati siano anche interessanti, lo sviluppo è troppo superficiale, specie nella caratterizzazione dei protagonisti, troppo enfatizzati certi aspetti e tralasciati altri, lo stesso Peralta scontento del risultato di questa fiction ha realizzato, sullo stesso tema, il bel documentario “Dogtown and Z-boys”. Voto 5,25.

giovedì 7 dicembre 2006

Il grande ammiraglio

(That Hamilton Woman, USA 1941, b/n 128’)
di Alexander Korda.
Con Vivien Leigh, Laurence Olivier, Alan Mowbray, Sara Allgood, Gladys Cooper, Henry Wilcoxcon, Heather Angel, Halliwell Hobbes.
trama
Il film narra la storia dello sfortunato amore fra Lady Hamilton e l’ammiraglio Horacio Nelson a cavallo fra diciottesimo e diciannovesimo secolo. La proletaria Emma Hart sposa per interesse Lord Hamilton ambasciatore inglese a Napoli, in Italia si innamora di Nelson (anche lui sposato) che con la sua flotta la salverà, nonostante le critiche dei suoi sottoposti, dalla rivoluzione che in piena epoca napoleonica sta infuriando a Napoli. Intanto lo scandalo per l’adulterio divampa ovunque ma la popolarità di Nelson in patria è grande.
critica
Raccontato con un lunghissimo ed unico flashback è una romantica e drammatica storia di amor fou, dove brilla una bellissima e straordinariamente brava Vivien Leigh che qui fa coppia con il suo marito dell’epoca Laurence Olivier. Fu prodotto in piena seconda guerra mondiale ed infatti in molti dialoghi è chiara la metafora fra Napoleone e Hitler, ad esempio quando parlano della possibile invasione dell’Inghilterra da parte della flotta francese. Era il film preferito di Churchill ed è stato candidato all’Oscar per la notevole fotografia in bianco e nero del futuro regista Rudolph Maté.
Voto 6,75

lunedì 20 novembre 2006

Danton

(Francia, 1982, col. 136’)
di Andrzej Wajda. Con Gerard Depardieu, Wojcich Pszoniak, Patrice Chereau, Roger Planchon, Jacques Villeret, Angela Winkler, Boguslaw Linda.

La trama
Parigi 1994, uno dei grandi capi della rivoluzione Danton, viene accusato e processato con l’accusa di cospirazione e tradimento da Robespierre. Il film descrive gli intrighi di potere in una capitale caotica in cui le diversa fazioni tramano l’una contro l’altra in un clima caotico che passa dall’anarchico al dittatoriale.

La critica
La messa in scena del regista polacco è formalmente inappuntabile, ed il giovane Depardieu convincente, bella la scenografia, i costumi e la fotografia. Un po’ sottotono la rappresentazione di Robespierre che perde il confronto con il protagonista. All’epoca il film fu visto anche come parallelismo alla situazione della patria di Wajda, ma la cosa sembra quantomeno forzata.




Voto: 7,25.