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giovedì 15 marzo 2007

La morte in diretta

(La mort en direct, Franciag/RFT 1980, col. 128’)
di Bertrand Tavernier.
Con Romy Schneider, Harvey Keitel, Harry Dean Stanton, Max Von Sydow, Therese Liotard, Caroline Landrishe, William Russell, Bernhard Wicki.
Il direttore di un network televisivo senza scrupoli inventa un nuono programma chiamato “La morte in diretta” in cui un malato terminale viene seguito passo passo dalle telecamere fino alla sua morte. Per tal scopo individuano una scrittrice a cui è stato diagnosticato un male incurabile e la fanno seguire da un operatore che ha una telecamera installata in un occhio. Una specie di Grande Fratello ante litteram, una parabola sul cinismo dei mass media e della società contemporanea, filmata con la solita sensibilità psicologica dal bravo Tavernier a partire da un romanzo di David Compton (The Continuos Katherine Mortenhoe) da cui il regista a tratto la sceneggiatura in collaborazione con David Rayfiel e Geza von Radvany. Tavernier è stato premiato per la miglior regia al Festival di Berlino. L’insolita coppia Keitel/Schneider funziona benissimo, il cast compresi i personaggi di contorno è eccezionale. Bella e freddissima fotografia di una Glasgow cupa ed aliena.
Voto 8,00.

mercoledì 14 marzo 2007

Arcipelaghi

(Italia/Francia 2001, col. 89’)
di Giovanni Columbu.
Con Pietrina Menneas, Paolo Lostia, Giancarlo Lostia, Pietro Seche, Fiorenzo Matt, Carlo Sannais, Badore Cottu.
In un paesino della Sardegna il piccolo Giovanni lasciato nell’ovile di famiglia è suo malgrado testimone di un furto di cavalli, e per questo viene barbaramente sgozzato. Sarà vendicato dal fretello Oreste, che processato dal tribunale dei minori sarà difeso dall’omertà del paese e della madre in particolare. Girato con i contributi del Ministero delo Spettacolo e della regione Sardegna da un ex documentarista della televisione di stato, recitato quasi interamente in dialetto locale (con sottotitoli) e tratto dall’omonimo romanzo di Maria Giacobbe. Un film che racconta una terra aliena ma anche parte integrante del nostro paese , dove il silenzio omertoso è un valore, nel bene o nel male. Il regista racconta la storia partendo dal tribunale e tornando indietro in una serie di flashback senza un nesso logico temporale che costruiscono un vero mosaico narrativo. Cinema difficile ma di sicuro interesse.
Voto 7,00.

martedì 13 marzo 2007

La marchesa von...

(La Marquise d’O…, Francia/Rft 1976, 102’)
di Eric Rohmer.
Con Edith Claver, Bruno Ganz, Otto Sander, Edda Seippel, Peter Luhr.
Siamo nella seconda metà del XIX° secolo in un’anonima città europea, la figlia del governatore viene tratta in salvo da un conte mentre le truppe assedianti stanno entrando in città ed dei soldati l’hanno insidiata. Rimasta casualmente incinta per colpa di quel funesto episodio, e ferocemente ripudiata dalla famiglia, si rifugia isolandosi in una casa di campagna e arriva addirittura a fare un’inserzione su un giornale per conoscere l’autore di tale misfatto. Rohmer mette in scena un originale opera miracolosamente in equilibrio fra dramma e commedia, drammatica è la storia d’amore impossibile e negato fra i protagonisti, da commedia sono invece i toni burleschi usati dal regista. Gli interpreti sono tutti provenienti dal teatro, fra cui spicca un giovane e già bravo Brun Ganz, Con una cornice degna del capolavoro, musiche e fotografia del grande Nestor Almendros eccellenti, l’autore ci regala il suo film più personale e memorabile. Il film, che è tratto da un racconto di Heinrich von Kleist, vinse il Gran Premio della giuria al Festival di Cannes a cui vanno aggiunti numerosi premi meno famosi.
Voto 8,00.

giovedì 8 marzo 2007

Apocalypse Now

(Usa 1979, col. 150’)
di Francis Ford Coppola.
Con Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Dennis Hopper, Harrison Ford, Laurence Fishburne, Scott Glenn.
Il colonnello Kuntz, ha ormai abbandonato I ranghi dell’esercitò regolare ed ha creato un proprio piccolo regno dentro la foresta al confine fra Vietnam e Cambogia, il capitano Willard è in missione per rintracciarlo ed eliminarlo, ma il viaggio verso questo obiettivo sarà tutt’altro che facile, cosparso di ogni genere di imprevisti. Sotto le false spoglie di un film sulla guerra del Vietnam si nasconde un viaggio senza ritorno per l’inferno molto liberamente ispirato al celebre romanzo “Cuore di tenebra” di Konrad, questo e tanto altro è “Apocalypse Now” il più grande progetto mai messo in opera dall’italo-americano Coppola, kolossal maledetto, che costò al cineasta tutte le sue energie fisiche e nervose per essere realizzato. L’infame giungla delle Flippine dove il film fu girato rese proibitivo il lavoro dell’intera troupe tanto che fu girato persino un interessante docu-film sulla lavorazione intitolato “Viaggio all’inferno” ed uscito nel 1991. Recentemente è stato rieditato con scene tagliate in fase di montaggio ed è uscito con il titolo “Apocalypse Now Redux”. Sicuramente un capolavoro di culto, un grande riflessione sulla vita e sulla morte. Tante le scene indimenticabili passate direttamente alla storia del cinema, dagli elicotteri che arrivano al suono della “Cavalcata delle valchirie” all’incontro con il mefistofelico Kunt interpretato da un grandissimo Marlon Brando. Premi: Oscar alla fotografia dell’italiano Vittorio Storaro ed al sonoro, nominations come miglior, film, regia, montaggio, attore non protagonista (Robert Duvall), sceneggiatura non originale (scritta da Coppola insieme a John Milius), scenografia. Vinse la Palma d’oro a Cannes ad ex aequo con “Il tamburo di latta” , il David di Donatello come miglior film straniero, i Golden Globes come miglior attore non protagonista (sempre Duvall), regia e colonno sonora (firmata da Coppola stesso insieme al padre Carmine) ed un’infinità di altri premi minori. Voto 10,00.

lunedì 5 marzo 2007

The Constant Gardener

(Germania/Regno Unito 2005, col. 129')
di Fernando Meirelles.
Con Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Hubert Koundé, Danny Huston, Daniele Harford, Bill Nighy.
Il diplomatico inglese Justin Quayle sposa Tessa attivista di alcune organizzazioni umanitarie, i due vivono a Nairobi in Kenya in quanto Justin fa parte dell'alto commissariato Onu per le attività umanitarie, il loro rapporto è assai distaccato, mentre Justin è un politico tranquillo, conformista che ama passare il tempo a curare i fiori del suo giardino, Tessa è in continuo movimento per aiutare le popolazioni locali e si scontra spesso frontalmente, insieme al medico indigeno Arnold con la corruzione delle autorità locali ed internazionali. Quando Tessa muore misteriosamente durante un viaggio Justin apre gli occhi sul lurido gioco che le multinazionali farmaceutiche stanno facendo in Africa, e scopre che Tessa è in qualche modo coinvolta in quanto loro nemica. Dall'autore di "City of God", al primo film occidentale, ci si poteva aspettare molto di più, il film non indovina mai il registro giusto, non riesce ad essere una pellicola di denuncia, percorre confusamente la strada di una noiosa e complessa spy story, mentre il lato sentimentale è superficiale e quasi deprimente. Fotografica oleografica e stereotipata dell'Africa, attori fuori parte, Fiennes al solito è una statua di cera, la Weisz bellissima, ma poco credibile, è stata comunque premiata con l'Oscar e con il Golden Globe come miglior attrice non protagonista. La sceneggiatura di Jeffrey Caine, tratta da un romanzo di John le Carré, ha avuto una nominations, così come la colonna sonora di Alberto Iglesias ed il montaggio. Il film era in concorso alla mostra di Venezia. Voto 5,25.

sabato 3 marzo 2007

Fa' la cosa giusta

(Do the Right Thing, Usa 1989, col. 120’).
Di Spike Lee.
Con Danny Aiello, John Turturro, Sike Lee, Richard Edson, Giancarlo Esposito, John Savage, Jole Lee, Rosie Perez, Ossie Davis, Samuel L.Jackson, Franck Vincent, Bill Nunn.
A Brooklyn è una torrida estate nel quartiere nero di Bedford-Stuyvesant; la pizzeria italiana gestita da Sal e dai figli Vito e Pino lavora in tranquillità e sembrano dimenticati i disordini razziali di alcuni anni prima. Ma basta poco per far riaccendere la miccia e l’odio. La miglior riflessione filmica di Spike Lee sulla difficoltà nel creare una società multirazziale, specie in un America dove è ancora profondo il problema dell’emarginazione e della ghettizzazione delle minoranze etniche. Il cineasta ci mostra senza alcun compiacimento la situazione psicologica dichi tutti i giorni convive nello stesso quartiere essendo diverso non solo come razza ma specialmente come background culturale ed il conflitto fra questi due mondi sembra inevitabile. Duro e pessimista il film di Lee, il miglior regista afro-americano di sempre, funziona in maniera perfetta grazie anche ad un calda fotografia ed alla trascinante colonna sonora all black firmata dal padre Bill Lee, la canzone sui titolo è invece “Fight the Power dei Public Enemy. Il film, che è ispirato ad un fatto di cronaca accaduto a Howard Beach nel 1986, era in concorso a Cannes ed ha ricevuto due nominations: miglior regia e miglior sceneggiatura originale scritta dallo stesso Spike Lee, nel 1999 è stato incluso nel National Film Registry. Voto 9,50.

venerdì 2 marzo 2007

Un'altra donna

(Another Woman, Usa 1988, col. 84’)
di Woody Allen.
Con Gena Rowlands, Mia Farrow, Ian Holm, Gene Hackman, Blythe Danner.
La scrittrice newyorchese Marion, cerca di finire il suo ultimo libro nell’isolamento di un piccolo appartamento, è sposata con un affermato medico ma è anche in piena crisi d’identità. Un giorno casualmente si accorge che da una parete del suo appartamento sente le sedute psicoanalitiche che una dottoressa tiene li accanto. Spinta da una irrazionale curiosità finisce persino per immedesimarsi con Hope, una delle pazienti, attraverso la cui esperienza fa i conti con i propri problemi. Woody Allen, grande ammiratore di Ingmar Bergman, mette in scena un film intimista che scava dentro al personaggio principale, una donna di successo, portando alla luce i problemi e la superficialità della vita di tutti i giorni. Certo per chi si aspetta l’Allen comico degli esordi è un bello shock. Sicuramente ben più riuscito del già drammatico e precedente “Interiors”, si avvale di un cast di tutto rispetto. Scritto dal regista, è stato il primo film interpretato dalla Rowlands dopo la morte del marito regista e mentore John Cassavetes. La doppiatrice italiana Marzia Ubaldi ha vinto per questo film il Nastro d’argento per il miglior doppiaggio. Voto 8,50.

giovedì 1 marzo 2007

Transamerica

(Usa 2005, col. 103’)
di Duncan Tucker.
ùCon Felicity Huffman, Kevin Zegers, Fionnula Flanagan, Graham Greene, Elizabeth Pena, Burt Young.
Sabrina detta Bree è un transessuale in attesa dell’operazione per cambiare definitivamente la propria identita e diventare una donna a tutti gli effetti. Sopravvive facendo la cameriera in un ristorante messicano di Los Angeles, ma la sua già tormentata esistenza viene sconvolta dalla scoperta di avere un figlio sedicenne che sta uscendo dal riformatorio a New York City. La madre, con cui aveva avuto una relazione in gioventù si è suicidata, e Bree deve prendersi cura del ragazzo. Il film ha il merito di toccare un tema delicato come la transessualità con buona sensibilità, il personaggio di Bree viene fuori benissimo con tutta la sua umanità, le sue debolezze e le sue forze, grazie anche ad una grande prova di Felicity Huffman (che si è guadagnata la candidatura all’Oscar ed ha vinto il Golden Globe). La spontaneità del racconto ci fa perdonare anche gli evidenti buchi di sceneggiatura, resta un ottimo road movie che ha coraggio di raccontare una storia diversa senza cadere nel solito politically correct ed anche il finale dall’apparente happy end è in realtà assai anticonvenzionale. Il titolo si riferisce sia alla bisessualità del protagonista che al viaggio da New York a Los Angeles che Bree e Toby compiono. Una nomination se la è guadagnata anche la canzone di Dolly Parton “Travelin’ Thru”. L’esordiente Tucker ha vinto un premio al festival di Berlino. Voto 7,50.

domenica 25 febbraio 2007

Gabrielle

(Francia/Italia 2005, b/n e col. 90’)
di Patrice Chereau.
Con Isabelle Huppert, Pascal Greggory, Claudia Coli, Thierry Haneisse, Mai David.
Jean Hervey ci racconta se stesso, uomo d’affari nella parigini di inizio novecento, con il fiuto per i soldi, la vita elegante e la moglie adorata Gabrielle, che egli considera come il prezioso dei suoi possedimenti e per questo rispetta ad algida distanza. Nel suo racconto Jean ci fa capire come tutta la sua vita sia sotto controllo ed aliena da ogni forma d’imprevisto. Ma un giorno torna a casa e trova, inopinatamente, una lettera di Gabrielle che l’ha lasciato, ma la moglie dopo poche ore ritorna sui suoi passi. Ma ormai tutte le certezze di Jean sono svanite. Tratto dal racconto “Il ritorno” di Conrad, e rielaborato con maggior spazio alla parte femminile là praticamente trascurata dal regista insieme a Annel_-ouise Trividic. Chereau gira un film da camera oserei dire quasi teatrale, con pochissimi personaggi, tanti dialoghi, ma anche un originale uso degli stessi ed elaborazione dei caratteri che non risultano mai banali, ma anzi, molto ben sviluppati ed interessanti. Bravissima come sempre la Huppert. Lo sgretolarsi di un mondo è raccontato con partecipazione, intrigante la scelta di girare il film in parte a colori (nelle scene degli scontri fra i due coniugi) ed in parte in bianco e nero (nelle sequenze più convenzionali). La pellicola era in concorso al festival di Venezia, in patria ha vinto due Cesar per scenografia e costumi. Voto 6,50.

sabato 24 febbraio 2007

Ran

(Giappone/Francia 1985, col.161’)
di Akira Kurosawa. Con Tatsuya Nakadai, Akira terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryu, Mieko Harada, Peter Hisashi Igawa.
Il principe Hidetora, feudatario nel Giappone del cinquecento, ormai giunto in tarda età, decide di dividere le sue vaste terre fra i tra figli Taro, Jiro e Saburo. Ma ciò non farà altro che scatenare una spietata faida familiare che non risparmierà niente e nessuno. Kurosawa ha per la prima volta a disposizione un budget da grande film (grazie alla produzione internazionale) e con il suo indubbio talento visivo confeziona un’opera che è una gioia per gli occhi e per il cervello, intelligente e raffinata trasposizione orientale del “Re Lear” shakespeariano. Un film coloratissimo con scene di battaglia colossali, ultimo capolavoro di uno dei più grandi maestri della storia del cinema. La sceneggiatura è stata scritta dal regista insieme a Hideo Oguni e Msasato Hara. Ha vinto l’Oscar per i migliori costumi, mentre regia, fotografia e scenografia si sono dovute accontentare di una nomination. Molti altri i riconoscimenti avuti fra i quali due Bafta e un David. Il tiolo in giapponese significa caos.
Voto 9,75.

giovedì 22 febbraio 2007

Wild Side

(Francia/Regno Unito/Belgio 2004, col. 95’)
di Sébastien Lifshitz.
Con Stephanie Nichelini, Yasmine Belmadi, Edouard Nikitine, Josiane Stolerù. Il transessuale Pierre che si fa chiamare Stephanie vive con gli amanti MIkahil, un cameriere russo che non parla una parola di francese e il maghrebino Djamel che fa la vita di strada come Stephanie/Pierre. Una telefonata con la notizia che la madre sta morendo fa accorrere al capezzale il/la protagonista che non la vedeva da molti anni, tornano a galla così i ricordi ormai rimossi dell’infanzia, specie del padre scomparso quando Pierre era ancora un bambino. Il bravo e purtroppo ancora poco conosciuto regista francese ci porta senza tabù alla scoperta non tanto del mondo transessuale/omosessuale ma quanto dei personaggi che compongono questo piccolo/grande film, l’analisi dei caratteri ed i rapporti interpersonali sono quanto di più credibile si possa trovare, ed anche l’amore a tre è visto come una possibilità, dall’emarginazione socio-culturale può nascere anche amore e non solo odio. Un film unico come la sensibilità dell’autore, supportato da un gruppo di interpreti sconosciuti ma bravissimi. Il film scritto dal regista con il fido Stephane Bouquet ha vinto due premi al festival di Berlino ed è stato premiato anche ai festival di Gijon, Seattle e L.A.Outfest. La performance canora nel locale gay ad inizio film è eseguita dal cantante canadese Anthony. Voto 8,50.

mercoledì 21 febbraio 2007

I giorni del cielo

(Days of Heaven, Usa 1978, col. 95’)
di Terrence Malick.
Con Richard Gere, Brooke Adams, Sam Shepard, Linda Manz, Robert Wilke, Stuart Margolin. Negli Stati Uniti del 1916 Bill ed Abby una coppia proletaria di diseredati di Chicago emigrano nel midwest con la sorellina di lei Linda, narratrice della storia, per cercare lavoro come braccianti. Assunti nella fattoria del ricco proprietario Chuck, approfittano con la scusa di essere fratelli, della sbandata che il padrone si prende per Abby, la vita agiata fa gola. Abby e Chuck si sposano ma la verità è destinata a venire a galla. Un film unico, mix riuscitissimo fra melodramma, avventura, affresco storico, il tutto immerso in una natura via come non mai (meritatissimo l’oscar alla splendida fotografia di Nestor Almendros) il film è stato girato solo al tramonto e all’alba per avere la splendida luce desiderata, Malick (autore anche della sceneggiatura) è un regista fuori da ogni moda e da ogni genere e con quest’opera dimostra tutto il suo valore e la sua importanza nel cinema americano moderno, poche pellicole ma tutte bellissime, dovrà aspettare ben 21 per vedere realizzato il suo terzo lungometraggio (La sottile linea rossa), solo per il montaggio di questa pellicola gli ci vollero ben due anni. Il ruolo di Billl venne rifiutato nell’ordine da: Al Pacino, John ravolta e Dustin Hoffman prima di finire a Richard Gere. La Colonna sonora firmata da Ennio Morricone si prese una nomination insieme ai costumi e al sonoro, Malick ebbe il premio di miglir regista a Cannes, il film vinse inoltre il David di Donatello come miglior film straniero.
Voto 9,75

sabato 17 febbraio 2007

Quando l'amore brucia l'anima

(Walk the Line, Usa 2005, col. 136’)
di James Mangold.
Con Reese Witherspoon, Joaquin Phoenix, Ginnifer Goodwin, Robert Patrick, Dallas Roberts, Luther Patrick.
La vita del famoso cantante country Johnny Nash, ispirata a sue due autobiografie, di cui una ha lo stesso titolo del film, che significa: rigare dritto. Dall’infanzia vissuta nella campagna del Sud degli Stati Uniti e segnata dalla morte del fratello maggioe Jack a cui era molto legato, l’esperienza nell’aviazione in Germania, il fallimentare matrimonio con Vivian da cui però avrà due figlie, e l’arrivo del successo con tutti gli eccessi che porta. In fine la presenza determinante di June Carter nella sua vita. Mangold confeziona un biopic abbastanza classico, da il giusto spazio alla musica, non si lascia andare a facili sentimentalismi e riesce a caratterizzare bene i suoi personaggi, in questo è sicuramente aiutato dalle ottime interpretazione dei due protagonisti, non ha caso la Witherspoon si è guadagnata l’Oscar e Phoenix la nomination ed entrambi hanno vinto i Gloden Globes. Entrambi cantano dal vivo con le loro voci. In ogni caso la storia in se non è esattamente imprevedibile o avvicente, anzi tutto sommato abbastanza prevedibile. Il film è stato nominato all’Oscar anche per i costumi, il sonoro e il montaggio ed ha ricevuto un’infinità di altri premi minori. Voto 6,75.

martedì 13 febbraio 2007

Prova a incastrarmi

(Find Me Guilty, Usa 2006, col. 125')
di Sidney Lumet.
Con Vin Diesel, Annabella Sciorra, Alex Rocco, Frank Pietrangolare, Paul Borghese, Vinny Vella.
La vera storia del processo a Giacomo (detto Jack) DiNorscio ed a altri boss affiliati al clan mafioso dei Lucchese, considerato il procedimento penale più lungo della storia degli Stati Uniti (in Italia siamo fuori concorso al riguardo). Il film è tutto visto dalla parte del singolare Jack, dal tentato omicidio perpetrato dal di lui tossico cugino, alla condanna a trenta anni di galera, fino alla decisione di difendersi da solo nell'aula del maxi processo. Lumet è il più grande specialista di film giudiziari, sono suoi infatti "La parola ai giurati" ed "Il verdetto" (solo per citare i migliori) ed ancora una volta riesce a tenere alta l'attenzione su un genere ormai sfruttato fino all'osso. Naturalmente è aiutato dalla veridicità della storia raccontata e soprattutto dalla sorprendente prova di un irriconoscibile Vin Diesel che smette i panni dei suoi soliti personaggi testosteronici per vestire quelli di questo istrionico mafioso italo-americano. In epoca di politically correct è notevole il fatto che lo spettatore venga portato a tifare per il criminale anziché per la giustizia. Bravissima la Sciorra nel ruolo della ex moglie, appare per una solo sequenza ma è superba. Il film era in concorso a Berlino 2006. Voto 6,75.

lunedì 12 febbraio 2007

Buffalo Soldiers

(Regno Unito/Germania 2001, col. 98')
di Gregor Jordan.
Con Joaquin Phoenix, Ed Harris, Anna Paquin, Scott Glenn, Elizabeth McGovern, Dean Stockwell, Michael Pena, Brian Delate.
Germania 1989: nella Base Americana Roosevelt il soldato semplice addetto agli approvvigionamenti Ray Elwood fa affari vendendo clandestimante materiale dell'esercito e tagliando droga per conto di spacciatori interni alla base. Intanto il colonnello comandante del reparto cerca disperatamente la promozione leccando il fondoschiena ad un generale. L'arrivo di un nuovo sergente dal pugno di ferro e della giovane e piacente figlia metteranno in subbuglio i traffici di Ray. Intanto il colonnello cerca l'agognata promozione attraverso un'improbabile esercitazione del suo reparto non operativo. Satira antimilitarista tratta dal libro omonimo di Robert O'Connor, buon ritmo narrativo, interpreti azzeccati per una visione dell'esercito yankee davvero cattivella, dove regna il caos disorganizzativo e la violenza nella truppa e le ambizioni di gloria e basta fra gli ufficiali. Ma d'altronde chiunque abbia servito l'esercito (di ogni nazione esso sia) sa che c'è un fondo di verità anche se qui è forse un po' estremizzata. Lo sconosciuto regista australiano svolge il compito senza sbavature e qualche scena è persino memorabile (il carro armato impazzito su tutte!). Il film doveva uscire in sala proprio intorno all'11 settembre 2001, e fu riposto nel cassetto per uscire solo in home video negli States, da noi è comparso in sala brevemente nel 2005. Voto 6.50.

sabato 10 febbraio 2007

La seconda notte di nozze

(Italia 2005, col. 103’)
di Pupi Avati.
Con Neri Marcoré, Antonio Albanese, Katia Ricciarelli, Marisa Merlini, Angela Luce, Robert Madison, Tony Santagata, Valeria D’Obici.
Nella Bologna dell’immediato dopoguerra Nino Ricci giovane con l’ambizione della carriera cinematografica ed il vizio del furto sopravvive con la mamma Liliana vivendo da sfollato in una chiesa. Quando i due vengono sfrattati anche da lì, Nino decide, galeotto uno scambio di lettere, di trasferirsi in Puglia dove vivono lo zio materno (già ricoveratoin manicomio e invaghito fin da giovane di Liliana) e due vecchie e rancorose zie. L’accoglienza non sarà delle migliori. Pupi Avati è sempre stato un buon direttori di attori, e le straordinarie performance di Antonio Albanese e soprattutto di una sorprendente e debuttante Katia Ricciarelli (vincitrice di un nastro d’argento).lo testimoniano alla grande. Peccato che il film, altro vizio delle opere di Avati, sia troppo superficiale e non riesca mai a colpire nel segno ne sotto il profilo emozionale ne sotto quello dell’affresco storico di un epoca del nostro paese, finale molto tirato via. Marcoré ripropone per l’ennesima volta il personaggio dell’ingenuo (ma con un pizzico di cattiveria in più) e simpatico giovanotto. Il film che era in concorso a Venezia ha vinto anche un Nastro d’Argento per i migliori costumi.
Voto 6,00.

venerdì 9 febbraio 2007

La contessa bianca

(The White Countess, Regno Unito/Usa/Germania/Cina, col. 138’)
di James Ivory.
Con Natasha Richardson, Ralph Fiennes, Vanessa Redgrave, Madeleine Potter, John Wood, Allan Corduner.
Shanghai anni ’30, la contessa Sofia profuga delle rivoluzione d’ottobre vive con la figlioletta e la famiglia del defunto marito in condizioni misere, riesce a malapena a sfamare i suoi congiunti con il suo sporco lavoro di entreneuse. Todd Jackson è un diplomatico americano diventato cieco in seguito ad un tragico incidente che ha vista coinvolta la figlioletta, ormai è diventato un cinico e solitario frequentatore di locali notturni. Quando decide di aprirne uno tutto suo coinvolge nell’operazione anche Sofia conosciuta casualmente in un bar. Intanto sulla città incombe l’ombra dell’invasione giapponese. Ivory è bravissimo nella ricostruzione storica ed ancora una volta ce lo dimostra in maniera convincente, peccato che al regista britannico interessino più i risvolti sentimentali dei suoi personaggi rispetto all’affresco epocale nei confronti del quale Sofia e Todd sembrano due entità astratte, non è un caso infatti che la scena più riuscita di tutto il film sia l’incontro casuale con un nobile russo che sta facendo lo sguattero. In questa maniera il film è totalmente anacronistico e non riesce a suscitare ne emozioni ne tantomeno interesse storico, oltre tutto finale super conciliante riesce ad affossare tutta la storia. Terribile il doppiaggio italiano, e poco credibile Fiennes come cieco. La Richardson è la figlia della Redgrave ed entrambe non hanno i tratti somatici giusti per interpretare delle russe. Voto 5,25.

mercoledì 7 febbraio 2007

I segreti di Brokeback Mountain

(Brokeback Mountain, USA 2005, col. 134’)
di Ang Lee.
Con Heath Ledger, Jake Gyllenhall, Michelle Williams, Anne Hathaway, Linda Cardellini, Anna Faris, Randy Quaid.
Wyoming 1963: i due giovani cowboy Ennis e Jack trascorrono insieme l’estate pascolando pecore sui pendii selvaggi di Brokeback Mountain, tra i due nasce l’amore. Finita l’estate ognuno torna alle proprie vita, si sposano entrambi, hanno figli, ma il loro legame non muore e periodicamente si incontrano con la scusa di una battuta di pesca. Jack vorrebbe di più e le sue voglie gay lo spingono ad avere anche altre esperienze, mentre Ennis andato a rotoli il matrimonio con la giovane Alma si chiude in se stesso. Ang Lee riesce a mettere insieme un bel melodramma sentimentale evitando di inciampare negli ostacoli che di solito distruggono operazioni di questo genere, evita ogni tipo di stereotipo sui gay, i due personaggi non sono effeminati, non sono dei deboli (la scenata che Jack fa al suocero durante il pranzo del giorno del ringraziamento è emblematica) e sono bisessuali (nei film solitamente il gay è solo gay), evita il patetismo o la pietà che si prova per gli emarginati o comunque il facile sentimentalismo, da il giusto spessore ai pochi personaggi di contorno (le mogli ed in particolare la Williams nel ruolo di Alma è bravissima), colpisce duto ambientando la storia un epoca e soprattutto in un luogo (il West) da sempre simbolo del machismo più conservatore, è aiutato anche dai due bravissimi interpreti che offrono una performance davvero eccellente. Unico difetto un po’ di lentezza e prolissità nel racconto. Ottima anche la contrapposizione delle belle immagini dei monti e della natura nella quale Jack e Ennis vivono il loro amore contrapposta allo squallore della vita domestica tipica della profonda provincia americana, dove la massima distrazione è una riunione parrocchiale. Meritato Leone D’oro a Venezia, a cui vanno aggiunti gli Oscar per la miglior regia, colonna sonora e sceneggiatura non originale e ben 5 nominations (3 agli attori, miglior film e fotografia) e numerosi altri premi di minor importanza. Voto 8,25

lunedì 5 febbraio 2007

Shopgirl

(Usa/Regno Unito/Svizzera 2005, col. 104’)
di Anand Tucker.
Con Claire Danes, Steve Martin, Jason Schwartzman, Bridgette Wilson, Sam Bottoms, Rebecca Pidgeon.
La timida Mirabelle si è trasferita dal montuoso e periferico Vermont a Seattle, nell’altra parte degli Usa, culla del giunge e di tanti nuovi artisti, e lei è un’aspirante pittrice. Assunta come commessa in un grande magazzino intreccia inizialmente una relazione con un coetaneo delle idee piuttosto confuse, ma poi passa tra le braccia di un ricco ed attempato uomo d’affari con il quale pensa di aver trovato la sua stabilità, anche perché Mirabelle soffre di attacchi di depressione. Insolito ruolo drammatico per il commediante Steve Martin in un film che non è ne carne ne pesce, perennemente in bilico fra commedia e dramma sentimentale, il regista sembra non sapere che pesci prendere, non basta la suggestiva atmosfera di Seattle per fare un vero film, ben approfondito il carattere principale ma il finale è troppo convenzionale. Brava la Danes, in un ruolo che ci fa finalmente dimenticare quello di Giulietta. Voto 5,50.

venerdì 26 gennaio 2007

Torna, piccola Sheba!

(Come Back, Little Sheba!, Usa 1952, b/n 99’)
di Daniel Mann.
Con Burt Lancaster, Shirley Booth, Terry Moore, Richard Jaeckel.
Frank Delaney e signora sono una coppia di mezza età senza figli e con l’adorata cagnetta del titolo appena scappata di casa. Lui è un ex alcolista, lei è logorroica e premurosa, per riempire il vuoto del loro matrimonio in pezzi affittano una stanza ad una giovane studentessa universitaria, Mary. Si affezioneranno molto a lei, anche troppo, e Jack finirà per ricadere nel suo vizio quando scopre che la ragazza flirta con un coetaneo proprio il giorno prima di rivedere il fidanzato. Tratto da una piece di successo di Broadway interpretata dalla stessa Booth (che grazie a questo ruolo vinse anche un meritatissimo premio Oscar) è un dramma familiar-sentimentale (con la bottiglia sempre in agguato come co-protagonista) girato con mestiere ma senza particolare originalità, all’epoca fu un successo, oggi appare assai invecchiato, si salva solo grazie alla bravura dei due straordinari intepreti principali. Un film che non lesina comunque emozioni, nonostante il finale convenzionale e riconciliante (in antitesi con quello della rappresentazione teatrale) non sia proprio azzecattissimo.Ne esiste un remake inglese fatto per la TV. Il film ha ottenuto anche due nominations (montaggio e miglior attrice non protagonista a Terry Moore) più un premio internazionale a Cannes, dove è stata premiata anche la performance della Botth che vinse oltre al già citato Oscar anche il Golden Globe. Voto 6,25.