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giovedì 8 marzo 2007

Apocalypse Now

(Usa 1979, col. 150’)
di Francis Ford Coppola.
Con Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Dennis Hopper, Harrison Ford, Laurence Fishburne, Scott Glenn.
Il colonnello Kuntz, ha ormai abbandonato I ranghi dell’esercitò regolare ed ha creato un proprio piccolo regno dentro la foresta al confine fra Vietnam e Cambogia, il capitano Willard è in missione per rintracciarlo ed eliminarlo, ma il viaggio verso questo obiettivo sarà tutt’altro che facile, cosparso di ogni genere di imprevisti. Sotto le false spoglie di un film sulla guerra del Vietnam si nasconde un viaggio senza ritorno per l’inferno molto liberamente ispirato al celebre romanzo “Cuore di tenebra” di Konrad, questo e tanto altro è “Apocalypse Now” il più grande progetto mai messo in opera dall’italo-americano Coppola, kolossal maledetto, che costò al cineasta tutte le sue energie fisiche e nervose per essere realizzato. L’infame giungla delle Flippine dove il film fu girato rese proibitivo il lavoro dell’intera troupe tanto che fu girato persino un interessante docu-film sulla lavorazione intitolato “Viaggio all’inferno” ed uscito nel 1991. Recentemente è stato rieditato con scene tagliate in fase di montaggio ed è uscito con il titolo “Apocalypse Now Redux”. Sicuramente un capolavoro di culto, un grande riflessione sulla vita e sulla morte. Tante le scene indimenticabili passate direttamente alla storia del cinema, dagli elicotteri che arrivano al suono della “Cavalcata delle valchirie” all’incontro con il mefistofelico Kunt interpretato da un grandissimo Marlon Brando. Premi: Oscar alla fotografia dell’italiano Vittorio Storaro ed al sonoro, nominations come miglior, film, regia, montaggio, attore non protagonista (Robert Duvall), sceneggiatura non originale (scritta da Coppola insieme a John Milius), scenografia. Vinse la Palma d’oro a Cannes ad ex aequo con “Il tamburo di latta” , il David di Donatello come miglior film straniero, i Golden Globes come miglior attore non protagonista (sempre Duvall), regia e colonno sonora (firmata da Coppola stesso insieme al padre Carmine) ed un’infinità di altri premi minori. Voto 10,00.

giovedì 18 gennaio 2007

La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

(Der Untergang, Germania 2003, col. 150') di Oliver Hirschbiegel. Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Kohler.
Gli ultimi giorni della vita di Adolf Hitler, rinchiuso nel bunker di Berlino insieme all'amata Eva (che sposerà poco prima della tragica fine) e al suo entourage di fedelissimi fra cui la sua giovanissima stenografa, coprotagonista ed "innocente" testimone della tragica fine del terzo reich. Il film alterna la vita nel bunker sotterraneo con quello che accade fuori, l'ultima resistenza affidata ai ragazzini della gioventù hitleriana e le tragiche condizioni dei civili e dei feriti. Contestatissimo anche in patria (Wim Wenders si è espresso duramente su un Hitler figura quasi compassionevole) il film di Hirschbiegel ha il difetto di dipingere gli sconfitti del regime nazista con troppa umanità, il film si segue bene, ma la sceneggiatura spesso tentenna senza prendere una strada precisa fra storie esterne di personaggi minori ed i rapporti interprersonali nel bunker, i problemi di questa pellicola risiedono anche nei personaggi di contorno tutti troppo "buoni" come a voler sottolineare, enfatizzare (in modo esagerato) la non responsabilità del popolo tedesco verso le immani colpe del nazismo. Le parti girate in interni poi sono quasi da fiction televisiva, regia molto, troppo piatta e solo gli esterni compensano parzialmente questa mancanza. Scena finale da "La vita è bella" che lancia una speranza sul futuro della nuova Germania, e che ci dice che in fondo i giovani erano incolpevoli. Bella la breve intervista finale con la vera segretaria di Hitler. Ganz bravo anche se forse un po' eccessivo. Scontati tutti i difetti rimane comunque un film interessante, specie per il tema trattato, ed il fatto che abbia fatto molto discutere lo dimostra. Voto 6,00.

sabato 16 dicembre 2006

Anche i boia muiono

(Hangmen Also Die!, USA 1942, b/n 131’)
di Fritz Lang.
Con Brian Donlevy, Walter Brennan, Gene Lockhart, Anna Lee, Tennis O’Keefe.
trama
Praga nel 1942 è occupata dai nazisti, ma la resistenza ceca è più viva che mai, e si attiva boicottando e rallentando il lavoro nelle fabbriche come la Skoda. In un attentato viene ferito il proconsole tedesco Heydrich, il boia del titolo, così chiamato per la sua crudeltà, il colpevole è un medico partigiano che viene coperto dai suoi compagni, i quali sviano le indagini su una connazionale collaborazionista.
critica
Un Lang minore in un film girato in piena guerra in un periodo in cui fatica moltissimo a trovare un film da girare ad Hollywood, alla sceneggiatura contributi anche Berthold Brecht che ebbe con Lang un rapporto alquanto burrascoso. Bella fotografia espressionista in bianco e nero, cast abbastanza anonimo. Solido, discretamente girato, ma non certo indimenticabile.
Voto 6,50.

mercoledì 13 dicembre 2006

Orizzonti di gloria

(Paths of Glory, USA 1957, b/n 86')
di Stanley Kubrick.
Con Kirk Douglas, Adolphe Menjou, George MacReady, Ralph Meeker, Christiane Kubrick.

trama
Il colonnello Dax è alla guida di un battaglione dell'esercito francese durante la prima guerra mondiale, le sue truppe sono in prima linea sul fronte occidentale da ormai lungo tempo. I soldati sono trincerati e decimati dai numerosi e vani attacchi effettuati in precedenza. Nonostante le difficoltà l'ambizioso generale a capo della divisione ordina l'attacco per tentare la conquista dell'inespugliabile posizione del nemico, denominata "il formicaio". Il risultato sarà disastroso con tantissimi soldati morti ancor prima di aver messo un piede fuori dalla trincea. Ma questo per il generale è inaccettabile, l'intero battaglione viene accusato di codardia, e nonostante le reiterate proteste di Dax il comandante di divisione chiede una punizione esemplare.

critica
Definito, a ragione, il miglior film antimilitarista di tutti i tempi, un capolavoro che non invecchia mai. 86 minuti perfetti, non una solo inquadratura superflua, tutte le singole sequenze sono funzionali al racconto. In un'epoca (il secondo dopoguerra) in cui nei film bellici veniva sempre esaltato il patriottismo e la giusta causa dei vincitori, Kubrick ci mostra la profonda disumanità della guerra, la trasposizione anche in prima linea di quell'ingiustizia sociale sempre presente nel mondo civile occidentale. Ed il tema è sempre attualissimo, i militari che muoiono oggi in Iraq o Afganhistan non sono forse i figli delle classi più deboli? E il patriottismo è la molla usata per muovere una massa di disperati verso una fine insensata. Un film straordinariamente moderno, una pellicola di guerrà in cui il vero nemico non è l'altro esercito ma il proprio stato maggiore, d'altronde durante la cosiddetta grande guerra miglioni di soldati furono davvero mandati inutilmente al massacro per conquistare qualche metro di terreno. Il film fu vietato in Francia per circa venti anni. Memorabile il piano sequenza in cui il generale passa in rassegna le truppe in trincea. Curiosità: la ragazza che canta nella struggente scena finale è la futura signora Kubrick.
Voto 10 e lode!

giovedì 7 dicembre 2006

Il grande ammiraglio

(That Hamilton Woman, USA 1941, b/n 128’)
di Alexander Korda.
Con Vivien Leigh, Laurence Olivier, Alan Mowbray, Sara Allgood, Gladys Cooper, Henry Wilcoxcon, Heather Angel, Halliwell Hobbes.
trama
Il film narra la storia dello sfortunato amore fra Lady Hamilton e l’ammiraglio Horacio Nelson a cavallo fra diciottesimo e diciannovesimo secolo. La proletaria Emma Hart sposa per interesse Lord Hamilton ambasciatore inglese a Napoli, in Italia si innamora di Nelson (anche lui sposato) che con la sua flotta la salverà, nonostante le critiche dei suoi sottoposti, dalla rivoluzione che in piena epoca napoleonica sta infuriando a Napoli. Intanto lo scandalo per l’adulterio divampa ovunque ma la popolarità di Nelson in patria è grande.
critica
Raccontato con un lunghissimo ed unico flashback è una romantica e drammatica storia di amor fou, dove brilla una bellissima e straordinariamente brava Vivien Leigh che qui fa coppia con il suo marito dell’epoca Laurence Olivier. Fu prodotto in piena seconda guerra mondiale ed infatti in molti dialoghi è chiara la metafora fra Napoleone e Hitler, ad esempio quando parlano della possibile invasione dell’Inghilterra da parte della flotta francese. Era il film preferito di Churchill ed è stato candidato all’Oscar per la notevole fotografia in bianco e nero del futuro regista Rudolph Maté.
Voto 6,75

domenica 3 dicembre 2006

Bengasi

(Italia 1942, b/n 90’)
di Augusto Genina.
Con Fosco Giochetti, Amedeo Nazzari, Maria de Tasnady, Vivi Gioi, Laura Redi, Fedele Gentile, Guido Notari, Amelia Rossi Bissi, Romolo Giordani, Carlo Tamberlani, Guglielmo Sinaz, Anna Arena.

trama
Durante l’ultima guerra la città libica di Bengasi, colonia italiana venne assediata per circa due mesi dalle truppe britanniche. Il film racconta quei giorni attraverso quattro diverse storie personali ambientate in quei luoghi. Un ufficiale con moglie e figlio è preoccupato, a ragione, per la loro incolumità, la moglie non vuole tornare in patria, sarà il piccolo a pagare le conseguenze di questa decisione. Un ingegnere italiano sospettato di collaborazionismo dai nostri connazionali è in realtà una spia e verrà smascherato dagli inglesi. Una donna sta cercando il figlio disperso, lo troverà in un ospedale di guerra ormai cieco, mentre il marito a casa (sempre in Libia) sarà ucciso dai nemici. Una giovane donna di malaffare presta aiuto ad un soldato ferito e lo nasconde durante i rastrellamenti.

critica
Interessante documento di un epoca ormai lontana, uno degli ultimi film di propaganda prodotti a cinecittà nel periodo fascista, in realtà a parte alcune sequenze Genina è più preoccupato a ricostruire i rapporti umani dei suoi personaggi ed a mostrare il lato umano e la solidarietà che la gente sa tirare fuori nei momenti più difficili. Il film che fu girato con grande dispendio di mezzi, ebbe molti riconoscimenti alla Mostra di Venezia. Esiste una versione rieditata nel 1955 che elimina le parti più meramente propagandistiche e inserisce alcune nuove scene. Voto 6,25.

sabato 2 dicembre 2006

Maschere e pugnali

(Cloak and Dagger, USA 1947, b/n 106’)
di Fritz Lang.

trama
Con Gary Cooper, Lilli Palmer, Robert Alda, Vladimir Sokoloff. Il professor Alvah Jagger è uno scienziato che lavora per il dipartimento di spionaggio strategico americano (soprannominato appunto “maschere e pugnali”) viene inviato come spia in Europa perché si sospetta che i nazisti stiano progettando la bomba atomica. Arriva prima in Svizzera dove la scienziata suo contatto viene ben presto assassinata. Poi l’azione si sposta in Italia dove il fisico Polda lavora per il nazismo sotto ricatto.

critica
Film abbastanza anomalo nella filmografia di Lang, un noir spionistico residuo di quel cinema di propaganda che era in voga durante la guerra. La scena finale in cui il personaggio di Gary Cooper dice “Pace? Non c’è pace. E’ l’anno uno dell’era atomica, che Dio ci aiuti…” fu tagliata dalla censura e non è mai più stata recuperata. Ritmo e suspance discreti ma non certo all’altezza dei migliori lavori del cineasta tedesco. Voto 6,25.

martedì 28 novembre 2006

Yossi & Jagger

(Israele 2002, col. 65’)
di Eytan Fox.
Con Ohad Knoller, Yehuda Levi, Assi COhen, Aya Steinovitz, Hani Furstenberg, Sharon Raginiano, Yuval Semo.


trama
La vita di un gruppo di soldati israeliani che pattugliano una pericolosa zona di confine. I due ragazzi del titolo sono due giovanissimi ufficiali (militari di leva) e sono segretamente innamorati. Nel gruppo ci sono anche due giovani e belle soldatesse, una sta con il comandante l’altra è innamorata di Jagger (chiamato così perché considerato un po’ la rockstar del gruppo) ma come tutti ignora la sua omosessualità ed i suoi sogni di una fuga in estremo oriente con Yossi. Una pericolosa missione sconvolgerà tutto.

critica
Il regista americano emigrato in Israele sonda il tema delicato dell’omosessualità nelle forze armata, lo fa con il sostegno dell’esercito, ma il finale omertoso in cui la verità non viene mai fuori, ed anzi l’implicita condanna (visto la fine che fa) di colui che voleva fare outing, non depongono a favore del film e della sua tesi. Fox ritornerà ancora sul tema dell’omosessualità nel successivo “Camminando sull’acqua”. Molto fastidiose le inquadratura con la macchina a mano, ormai una moda di molto cinema di questo inizio di secolo. In patria è stato un successone.

Voto 5,50.