mercoledì 7 febbraio 2007

Mr. Death - Il signor morte

Mr.Death – Il signor morte
(Mr.Death – The Rise and Fall of Fred A.Leuchter jr., Usa 1999, col. 91’)
di Errol Morris.
Documentario.
Fred Lauchter è un ingegnere, figlio di una guardia carceraria di un braccio della morte, si è specializzato nel costruire macchine per la condanna capitale, ci racconte come ha costruito una nuova sedia elettrica per un penitenziario del Tennessee, o una forca nuova di zecca, una macchina per l’iniezione letale per il New Jersey e la camera a gas per il Missouri. La sua vita ha una svolta quando viene chiamato come perito di parte per un processo che si sta svolgendo a Toronto in Canada dove un esaltato neonazista, Ernst Zundel è finito alla sbarra per aver divulgato pubblicazioni in cui negava l’Olocausto. Leuchtner si reca ad Auschwitz e raccoglie campioni degli edificie, dopo averli fatti analizzare, sostiene che secondo lui è impossibile che in quel luogo sia avvenuto uno sterminio di massa. Queste sconcertanti conclusione portano a Fred notorietà ma anche un boicottaggio da parte delle autorità, finirà per restare senza moglie e lavoro. Morris si conferma uno dei migliori documentaristi degli ultimi anni e ci regala un quadro bizzarro e controverso di questo personaggio apparentemente innocuo che esercita un mestiere quantomeno discutibile. Al limite del ridicolo (se non fosse per la drammaticità degli eventi accaduti) la sua ricerca sul campo ad Auschwitz. Sicuramente da vedere. Voto 7,50.

I segreti di Brokeback Mountain

(Brokeback Mountain, USA 2005, col. 134’)
di Ang Lee.
Con Heath Ledger, Jake Gyllenhall, Michelle Williams, Anne Hathaway, Linda Cardellini, Anna Faris, Randy Quaid.
Wyoming 1963: i due giovani cowboy Ennis e Jack trascorrono insieme l’estate pascolando pecore sui pendii selvaggi di Brokeback Mountain, tra i due nasce l’amore. Finita l’estate ognuno torna alle proprie vita, si sposano entrambi, hanno figli, ma il loro legame non muore e periodicamente si incontrano con la scusa di una battuta di pesca. Jack vorrebbe di più e le sue voglie gay lo spingono ad avere anche altre esperienze, mentre Ennis andato a rotoli il matrimonio con la giovane Alma si chiude in se stesso. Ang Lee riesce a mettere insieme un bel melodramma sentimentale evitando di inciampare negli ostacoli che di solito distruggono operazioni di questo genere, evita ogni tipo di stereotipo sui gay, i due personaggi non sono effeminati, non sono dei deboli (la scenata che Jack fa al suocero durante il pranzo del giorno del ringraziamento è emblematica) e sono bisessuali (nei film solitamente il gay è solo gay), evita il patetismo o la pietà che si prova per gli emarginati o comunque il facile sentimentalismo, da il giusto spessore ai pochi personaggi di contorno (le mogli ed in particolare la Williams nel ruolo di Alma è bravissima), colpisce duto ambientando la storia un epoca e soprattutto in un luogo (il West) da sempre simbolo del machismo più conservatore, è aiutato anche dai due bravissimi interpreti che offrono una performance davvero eccellente. Unico difetto un po’ di lentezza e prolissità nel racconto. Ottima anche la contrapposizione delle belle immagini dei monti e della natura nella quale Jack e Ennis vivono il loro amore contrapposta allo squallore della vita domestica tipica della profonda provincia americana, dove la massima distrazione è una riunione parrocchiale. Meritato Leone D’oro a Venezia, a cui vanno aggiunti gli Oscar per la miglior regia, colonna sonora e sceneggiatura non originale e ben 5 nominations (3 agli attori, miglior film e fotografia) e numerosi altri premi di minor importanza. Voto 8,25

martedì 6 febbraio 2007

The New World

(Usa 2005, col. 150')
di Terrence Malick.
Con Colin Farrell, Christian Bale, Q'Orianka Kilcher, Christopher Plummer, David Thewlis, August Schellenberg, Wes Studi, Naoh Taylor, Ben Chaplin.
Una nave inglese sbarca nel nuovo mondo (la Virginia di oggi) con l'intento di impiantarvi una colonia stabile. Il capitano Smith appena graziato dall'accusa di ammutinamento è spedito in missione per contattare gli abitanti del luogo. I primi contatti con gli ingenui e pacifici indigeni sono all'insegna del sospetto ma anche di una certa cordialità, e Smith si innamora della figlia prediletta del capo tribù (che di figli ne ha per la verità qualche dozzina). L'incontro fra culture così diverse non è facile e ben presto la violenza esploderà sconvolgendo anche le vite ed i sentimenti dei due innamorati. Malick porta finalmente a termine un progetto a lungo covato, l'immersione totale nella natura selvaggia di quel mondo primitivo e puro ci ricorda i suoi pochi ma bellissimi film precedenti, peccato che un protagonista totalmente inadeguato come Colin Farrell, con quella perenne espressione imbronciata, ed una troppo insistita e didascalica voce off compromettano irrimediabilmente l'opera. Rimangono squarci di grande cinema ed il rimpianto per un capolavoro mancato. Nomination all'Oscar per la bella fotografia di Emmanuel Lubezki, alcune nomination e premi minori anche per la giovanissima e quasi debuttante Q'Orianka Kilcher, tedesca che veste benissimo i panni di Pocahontas. Voto 5,75.

lunedì 5 febbraio 2007

Volevo solo vivere

(Italia/Svizzera, col. e b/n 75’)
di Mimmo Calopresti.
Documentario.

La testimonianza di 9 ebrei italiani sopravissuti al campo di sterminio nazista di Auschwitz. Il tutto è raccontato in ordine cronologico dal momento dei rastrellamenti casa per casa nell’Italia occupata del 1944, al terribile viaggio nei carri merci, l’arrivo al campo con la straziante separazione fra uomini e donne, i forni crematori, i lavori forzati e la vita dentro il lager scandita dai morsi della fame e dal terrore di una morte atroce. La liberazione quando ormai la speranza giaceva in un angolino nascosto del loro cervello. Il documentario del bravo regista calabrese, coprodotto dalla fondazione di Spielberg per la memoria della Shoa, non racconta nulla di davvero nuovo, ma nonostante ciò, riesce a commuovere ed ad impressionare, perché sentire la voce di italiani come noi che hanno vissuto questa terribile esperienza, ce la rende più viva e più ferocemente attuale. Davvero commoventi e lucide le testimonianze, dal signore che infornava i corpi nei forni crematori a colui che era addetto allo scarico dei convogli ferroviari in arrivo, sconcertante perché ce lo raccontano come se fosse accaduto davvero ieri. Da vedere, un documento valido anche e soprattutto per le nuove generazioni. Sullo stesso tema, rimane indelebile il ricordo del grandissimo documentario di Alain Resnais “Notte e nebbia” del 1956, primo documento cinematografico sull’Olocausto. Il film ha avuto una nomination al David di Donatello come miglior documentario. Voto 7,50.

Shopgirl

(Usa/Regno Unito/Svizzera 2005, col. 104’)
di Anand Tucker.
Con Claire Danes, Steve Martin, Jason Schwartzman, Bridgette Wilson, Sam Bottoms, Rebecca Pidgeon.
La timida Mirabelle si è trasferita dal montuoso e periferico Vermont a Seattle, nell’altra parte degli Usa, culla del giunge e di tanti nuovi artisti, e lei è un’aspirante pittrice. Assunta come commessa in un grande magazzino intreccia inizialmente una relazione con un coetaneo delle idee piuttosto confuse, ma poi passa tra le braccia di un ricco ed attempato uomo d’affari con il quale pensa di aver trovato la sua stabilità, anche perché Mirabelle soffre di attacchi di depressione. Insolito ruolo drammatico per il commediante Steve Martin in un film che non è ne carne ne pesce, perennemente in bilico fra commedia e dramma sentimentale, il regista sembra non sapere che pesci prendere, non basta la suggestiva atmosfera di Seattle per fare un vero film, ben approfondito il carattere principale ma il finale è troppo convenzionale. Brava la Danes, in un ruolo che ci fa finalmente dimenticare quello di Giulietta. Voto 5,50.

MIss Potter

(Regno Unito/Usa 2006, col. 92’)
di Chris Noonan.
Con Renée Zellweger, Ewan McGregor, Emily Watson, Barbara Flynn, Bill Paterson. Il film è la biografia della famosa scrittice inglese per l’infanzia Beatrix Potter, figlia di un’aristocratica famiglia londinese, amante della natura, e degli animali in particolare, che inizia a ritrarre fin da bambina durante le estati passa nel Nord del paese nel distretto dei laghi dove la famiglia aveva la residenza di campagna. Le difficoltà per pubblicare il suo primo romanzo, la tardiva scoperta dell’amore e la passione straordinaria, quasi maniacale per i personaggi dei suoi racconti. Diretto dal regista australiano di “Babe, maialino coraggioso” un biopic tremendamente ordinario, pochissimi gli spunti degni di nota, i simpatici disegni che prendono vita solo alla vista della protagonista, ed il personaggio della madre odioso ed acido. Per il resto tanti buoni sentimenti, bei paesaggi di campagna inglesi, inappuntabili costumi e scenografie come nella tradizione del cinema britannico in costume. La Zellweger è chiaramente fuori parte, per tutto il film non fa altro che fare insopportabili smorfie e ci viene difficile capire come qualcuno possa essersi innamorato del suo personaggio, incredibile la sua nomination per questo ruolo ai Golden Globes. Voto 5,00.

Napoleon Dynamite

(Usa 2004, col. ’82)
di Jared Hess.
Con Jon Heder, Jon Gries, Efrem Ramirez, Aaron Ruell, Tina Majorino, Diedrich Bader.
Il liceale Napoleon vive nell’Idaho con il fratello trentenne e single Kip e la nonna. Alto e magro, occhialuto e perennemente con la bocca aperta, Napoleon è il tipico tonto che viene preso di mira a scuola ed ha una vita sociale veramente scarsa. Allontanatasi la nonna per problemi di salute, i due fratelli devono subire anche la presenza dell’invadente zio Rico, venditore porta a porta. Intanto Napoleon si fa un nuovo amico nel neo arrivato messicano Pedro. Ballo della scuola ed elezione per il presidente degli studenti incombono. Classico film indipendente mande in USA (non a caso uscito dal Sundance Festival), il quadro di un gruppo di perdenti nati sullo sfondo della più profonda provincia americana è simpatico ed il tono straniante ha una sua bizzarra efficacia, anche per merito del delizioso protagonista. Peccato che il tutto resti abbastanza superficiale, con i personaggi di contorno super stereotipati (come ad esempio Summer, la bella di successo della scuola) o bozzettistici (lo zio Rico ed il fratello Kip) ed anche al personaggio di Pedro vengono associati tutti i più classici luoghi comuni statunitensi sui messicani (vedi amici bulli su macchina superaccessoriata, o discorso con la richiesta della statua di un santo a scuola) ed il finale consolatorio non convince, specie considerando che invece la vita, per i loosers, consolatoria non lo è mai o quasi. Gustosi (si fa per dire) i titoli di testa, il film, che è costato pochissimo, è stato a sorpresa un piccolo successo commerciale. Jon Heder nei panni di Napoleon è stato premiato anche con il premio per la miglior performance musicale (per il suo ballo sul palco) agli MTV Movie Awards. Voto 5,75.